Logos e Bios

Logos e Bios, due termini greci densissimi di significato che nella loro complessità travalicano le banali traduzioni di pensiero e vita.
Ciò su cui voglio soffermarmi in questo momento non è però questo loro intrigante aspetto singolare – su cui si potrebbero scrivere pagine e pagine – bensì la loro relazione.

Le nostre parole, il nostro pensiero non sono nulla se rimangono inattuati.
E’ necessario che, banalmente parlando, non ci si fermi ai propositi ma ci si situi nell’apertura dell’azione. Facendo una riflessione più acuta, potremmo dire che  parola e vita devono coincidere. Questo è possibile facendo proprio l’atteggiamento di Diogene e prima di lui di Socrate, ovvero esercitare la parresia. Non basta dire il vero: a livello politico, è importante frequentare ed esercitare il vero nella nostra stessa vita. Ciò a cui aspiro è fare qualcosa della mia vita, dimostrare con essa ciò che vado dicendo. Sono io stesso l’apertura, il luogo in cui scopro la relazione nel quale poter inverare ciò che penso.

Politicità del gesto etico-estetico

La malafede è un errore logico e non morale: sapere che questo modo di comportarsi con se stessi e gli altri è falso dovrebbe riportarci a terra e comprendere quanto sia importante prendersi cura di ciò che facciamo. Questo è necessario non per motivi egoistici, ma perché il gesto è sempre un gesto etico, estetico e politico.

Qualunque gesto è

  • etico, in quanto esplorazione e ricerca delle pratiche di libertà;
  • estetico, in quanto lo stesso gesto è espressione di una pratica esteriore, di un lavoro artistico su di sé
  • politico, in quanto il controllo su noi stessi, l’ enkrateia, è anche controllo sugli altri, sia cura di sé sia cura dell’altro. Questo è possibile in quanto il potere che cerchiamo di elaborare come nostro effetto permea le relazioni che intratteniamo, ovvero la rete di cui siamo nodi.

Ogni azione è etica, estetica e politica a causa della nostra posizione nel mondo: non esiste un vero e proprio soggetto, ma un sé che viene creato dagli effetti esterni, dal potere che agisce su di noi. Nella resistenza e nell’elaborazione degli effetti di potere, nell’esercizio ascetico possiamo riuscire ad afferrare il nostro diritto alla metamorfosi.

Categoria IV: relazione.

Discorsi sull’Essere, da Parmenide in poi, sono fioriti in ogni forma nel corso della storia del pensiero occidentale. L’idea di indagare ontologicamente ha sempre affascinato chiunque, siamo sempre rimasti accecati dalla supposta luminosità di ciò che “è” ma non ci è mai concesso vedere.
Ciò che c’è di davvero importante, sul piano della nostra esistenza, non potrebbe essere invece l’idea di relazione?
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