Etopoiesi: per una cura di sé – il vero

Una distinzione importante da conoscere è quella tra etica e morale.
Se la morale è l’insieme di valori, norme, costumi di un determinato gruppo di uomini, l’etica è la branca filosofica che si propone di studiare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. L’etica risponde a un’esigenza soggettiva di discernere male e bene e la sua grandezza sta nel ricercare i criteri per gestire la propria libertà individuale.

In questo spazio di libertà si insinua l’etopoiesi, letteralmente la costruzione dell’ethos. Questo termine indica la cura di sé, la pratica spirituale, contrapposta alla pura conoscenza teoretica della filosofia dalla quale si emancipa in una prassi individuale e comunitaria al tempo stesso. Essa è esperienza che trasforma, un andare oltre se stessi nel ricercare il vero e far sì che questo ci traduca in altro.

Come ho detto precedentemente, io sono le mie espressioni (linguistiche e non). ciò che conta sono le mie pratiche. il vero che incontriamo nell’ askesis è quindi quello dell’esperienza comune, quello pratico e attuato solamente in una apertura condivisa. Il vero è ciò che avviene nello spazio dell’ incontro.

“L’uomo è ciò che fa”

In fondo, ognuno può parlare solo di se stesso.
Nel momento in cui si lavora su qualcosa, si pensa, si scrive, allo stesso tempo inscriviamo noi stessi in ciò che facciamo. Lo sforzo che si produce, l’attrito del nostro fare va ad intaccare  la superficie dell’oggetto in questione e lo trasforma in qualcosa che porta la nostra traccia.  Quando agisco in questo modo nei confronti dei concetti spesso mi dimentico che quelle parole scaturite dalla mia penna sono io stesso.
In questo senso posso dire che ogni volta che mi esprimo, sotto qualunque forma di espressione (la scrittura, la conversazione, l’artigianato, la danza, ecc.) io dico me stesso.

Forse, facendo un passo ulteriore, si può addirittura dire che io sono quelle espressioni e nient’altro. Se devo parlare al presente e nella pratica del vero, io sono quei segni nero su bianco, non quello che penso o quello che ho dentro.
Piegando un’idea di Sartre, credere che tutte le aspirazioni irrealizzate nel nostro interno siano più importanti di ciò che siamo fuori, nella realtà esteriore, è solamente un esercizio di malafede. Malafede sarebbe dunque sia misconoscere ciò che si è, idealizzandoci in una maniera artificiosa.
L’uomo è ciò che fa”.

Citazione

Prassi sartriana

Prassi: progetto organizzatore che supera condizioni materiali verso un fine e che, tramite il lavoro, si inscrive nella materia inorganica come rimaneggiamento del campo pratico e riunificazione dei mezzi in vista di un fine.

Definizione tratta dal Glossario approntato dalla curatrice dell’edizione francese – A. Elkaïm Sartre – e ripreso nella edizione italiana, in J.-P. Sartre, Critica della ragione dialettica. II. L’intelligibilità della storia, trad. it. a cura di F. Cambria, Christian Marinotti, Milano 2006, p. 573

riviste.unimi.it/index.php/noema/article/download/2499/2720

Citazione

Tesi II

La questione se al pensiero umano spetti una verità oggettiva, non è questione teoretica bensì una questione pratica. Nella prassi l’uomo deve provare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere immanente del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non realtà del pensiero – isolato dalla prassi – è una questione meramente scolastica.

K. Marx, Tesi su Feuerbach