L’arte dell’esistenza II – L’atleta dell’evento: attenzione ed esercizio.

Torniamo alla filosofia ellenistica, la quale, a mio parere saggiamente, si sviluppò verso una tecnica dell’ essere e non del semplice conoscere il mondo. Ancora oggi, può trovare spazio nella nostra mente un tanto antica quanto importante idea, secondo la quale la filosofia è atto permanente di orientamento dell’ attenzione. Si intenda, con attenzione, l’atteggiamento psichico di chi è in stato vigile, rivolto verso quei principi che permettono di guardare al mondo con occhi diversi. L’importanza dell’attenzione risiede non tanto nel nucleo teorico osservato, quanto nel continuo rinnovo di essa, nel continuo esercizio a cui si dovrebbe sottoporre la nostra visione delle cose.

Ecco qui l’idea di filosofia come esercizio. Essa non consiste in impianti teorici, bensì in uno stile di vita, un atteggiamento, come insegna lo stesso Seneca: “facere docet philosophia, non dicere” (“la filosofia insegna ad agire, non a parlare”). Questa pratica sulla materia del Sé deve insistere e far sì che la lucidità diventi abitudine. Il pensiero deve diventare parola e la parola deve diventare azione; senza di questa, la filosofia non esiste.
Il filosofo deve insomma diventare un atleta dell’evento, come lo definì Foucault: il suo equipaggiamento (paraskeue) consiste in discorsi (logoi) che egli ha “conficcato” così profondamente in sé da portarli come un abito. Egli ha ottenuto questo risultato con l’esercizio di meditazione, scrittura. Egli ha immagazzinato persuasivi schemi d’azione che non si limitano a essere presenti nella mente; essi dovranno essere così spontanei da apparire come memorizzati dallo stesso corpo.

Logos e Bios

Logos e Bios, due termini greci densissimi di significato che nella loro complessità travalicano le banali traduzioni di pensiero e vita.
Ciò su cui voglio soffermarmi in questo momento non è però questo loro intrigante aspetto singolare – su cui si potrebbero scrivere pagine e pagine – bensì la loro relazione.

Le nostre parole, il nostro pensiero non sono nulla se rimangono inattuati.
E’ necessario che, banalmente parlando, non ci si fermi ai propositi ma ci si situi nell’apertura dell’azione. Facendo una riflessione più acuta, potremmo dire che  parola e vita devono coincidere. Questo è possibile facendo proprio l’atteggiamento di Diogene e prima di lui di Socrate, ovvero esercitare la parresia. Non basta dire il vero: a livello politico, è importante frequentare ed esercitare il vero nella nostra stessa vita. Ciò a cui aspiro è fare qualcosa della mia vita, dimostrare con essa ciò che vado dicendo. Sono io stesso l’apertura, il luogo in cui scopro la relazione nel quale poter inverare ciò che penso.