Intorno alla corsa

La vera funzione della corsa è di migliorare, anche solo di poco, entro i limiti che sono stati attribuiti a ciascuno di noi, la combustione delle nostre energie. Al tempo stesso la si può ritenere una metafora della vita – nel mio caso della scrittura – e credo che la maggior parte delle persone che corrono siano d’accordo con me.

Haruki Murakami, L’arte di correre

Ritengo che alcune delle idee che mi frullano nella mente in questo periodo si possano rispecchiare fedelmente in queste parole. La pratica della corsa, abitudine che ho intrapreso da qualche tempo in modo per ora – purtroppo – poco regolare, svolge per me esattamente questa funzione.

Correre sulla lunga distanza mi rende cosciente dei miei limiti. Innanzitutto, essa è un’attività sportiva che si conduce in solitaria, in cui ci si mette in gioco nella totalità di corpo e mente. Questo permette, da una parte, di riflettere sul proprio rapporto interno, sullo scontro-incontro del problematico dualismo cartesiano, dall’altra di esaminare il rapporto esterno intercorrente tra le nostre proprie debolezze e resistenze.
Perché di resistenza si tratta: resistenza a un allenamento costante, solitario, lungo, faticoso; resistenza del corpo, dello spirito e prova di come questi si influenzino a vicenda.
Toccando con mano i limiti fisici e di concentrazione mentale, mi rendo consapevole di essi. Ma non mi fermo qui: come dice bene l’autore che ho citato, la corsa è tentativo di miglioramento della combustione di energia. Se esperisco il mio limite, posso tentare il passo successivo e cercare di modellare in modo differente le energie che ora so di possedere. L’energia resistente è oggetto di un continuo lavorio, che procede a piccolissimi passi ma in modo costante e mirato.
Il podismo è in fin dei conti una affascinante pratica estetica in cui personalmente riesco a vedere, in modo molto più vivo che in altre discipline sportive e non, il lavoro su di sé. E questo non è altro che “una metafora della vita”; una vita vissuta in modo completo è una vita che si mette alla prova, che testa la propria resistenza nel continuo schianto “interno” ed “esterno”.

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What I Talk About When I Talk About Running – L’arte di correre

_MG_8309L’arte di correre è il primo libro di Murakami che mi è capitato di leggere. Sebbene conoscessi già l’autore a causa di innumerevoli commenti – positivi e negativi – da parte di amici lettori, posso dire di aver cominciato il libro senza troppi pregiudizi.
Premettendo quindi la mia ignoranza nei confronti dell’autore e dei suoi altri famosi e famigerati scritti, vorrei solo concentrare l’attenzione su alcuni punti di questo libro, il quale genere si situa nell’indefinita zona delle “memorie”, sfiorando la biografia come pure la saggistica.
Un libro breve ma a mio avviso complicato da descrivere, a partire dal titolo che in italiano non rende come in inglese.  What I Talk About When I Talk About Running è una dicitura più adatta per uno scritto che si propone di mostrare una panoramica soggettiva su ciò che rappresenta per l’autore la corsa e allo stesso tempo la scrittura.

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