Esserci è un dovere

Non cercare di capire cosa ti accade. Esserci è un dovere, non fosse che per un istante.

Pierre Hadot

Più leggo Hadot, più scopro parole che non ho mai detto ma che mi paiono provenire dalla mia mente. Mi rendo conto di essere in sintonia con la stragrande maggioranza delle opinioni di quest’uomo e lo trovo stupefacente.

Non cercare di capire cosa ti accade. 
Ci sono dei momenti in cui bisogna evitare di avere la volontà e la presunzione di capire la totalità del mondo attraverso l’unico specchio dei nostri occhi. Esiste la necessità di staccare dalla logica causa-effetto, di non razionalizzare l’esterno, di non cercare di porsi come un soggetto distante dall’oggetto che è tutto il resto.

Esserci è un dovere. 
Quello che importa davvero, alla fine dei giochi, è la nostra presenza viva. La vita non è infinita, dunque troppo breve per essere sprecata; da questa prospettiva, è naturalmente conseguente un impegno. Il solo esserci diventa un dovere nella misura in cui ci si impone di trasformare la propria esistenza nella direzione del fine, dell’impegno che perseguiamo. Il semplice fatto che stiamo al mondo è forse davvero un dovere. L’esistenza pone domande su se stessa per sentirsi rispondere il suo nome.

Non fosse che per un istante.
Non cadiamo nella trappola della speranza. C’è bisogno d’essere disperati nei confronti del futuro, perché non dovrebbe essere concesso scaricare la propria responsabilità su ciò che verrà. Dobbiamo caricarci di essa e attuarla ogni istante, senza procrastinare.
L’impegno ha valore in ogni istante; anzi, forse si può dire di più: esso ha valore solo perché attuato in ogni singolo istante. Solo nel presente può continuare a chiamarsi impegno. Tuttavia, è da ricordare come non ci si debba fossilizzare nel presente: esso è solo un momento, uno slancio attuale verso il cambiamento, nulla più. Nell’instabilità dell’istante diveniente ci muoviamo in maniera consona.