Verso un’altra filosofia critica

Riporto un interessante stralcio di saggio in cui mi sono imbattuto per ricerche personali. Il tema è il movimento dell’ultimo Foucault “verso un’altra filosofia critica”, che sia in grado di non essere meramente negativa. Il filosofo getta uno sguardo alle tecniche del sé della Grecia antica. Egli procede al recupero degli insegnamenti stoici e cinici non già per riproporle come soluzioni al moderno – impossibile risolvere le problematiche attuali con risposte antiche – ma per impadronirsi di un ricordo, «come esso balena nell’istante del pericolo». Le antiche filosofie delle scuole socratiche finiscono per diventare mezzo di sopravvivenza tra i pericoli del mondo contemporaneo, pervaso di biopolitica, per via del loro oggetto comune: la cura di sé e la trasfigurazione della propria umanità.

Verso un’altra filosofia critica

L’analisi delle diverse tecniche del sé messe in atto nei differenti processi o modi attivi di soggettivazione ha permesso a Foucault di «ricollocare il soggetto all’interno del campo storico delle pratiche e dei processi entro cui egli non ha smesso di trasformarsi» [36]. Essa, ripercorrendo la storia di ciò che siamo, mostrandoci la provenienza del materiale da cui siamo costituiti, segna certamente i nostri limiti, ma, nello stesso tempo, insegna che il sé non è un dato originario, che tale dato è al contrario solo un’Erfindung, come sosteneva Nietzsche, un fabbricato, un’invenzione, e di conseguenza il sé non è se non una creazione di volta in volta differente elaborata e prodotta in un’epoca specifica come risposta agli specifici problemi che quell’epoca sollevava [37]. Il sé è un materiale con cui lavorare per creare, foggiare se stessi, è il materiale attivo e duttile per una poiesis. Esso non preesiste ma, stoffa relazionale di noi stessi, di volta in volta, diviene. Foucault era affascinato da quest’idea di poter creare il sé come un’opera d’arte.

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Politicità del gesto etico-estetico

La malafede è un errore logico e non morale: sapere che questo modo di comportarsi con se stessi e gli altri è falso dovrebbe riportarci a terra e comprendere quanto sia importante prendersi cura di ciò che facciamo. Questo è necessario non per motivi egoistici, ma perché il gesto è sempre un gesto etico, estetico e politico.

Qualunque gesto è

  • etico, in quanto esplorazione e ricerca delle pratiche di libertà;
  • estetico, in quanto lo stesso gesto è espressione di una pratica esteriore, di un lavoro artistico su di sé
  • politico, in quanto il controllo su noi stessi, l’ enkrateia, è anche controllo sugli altri, sia cura di sé sia cura dell’altro. Questo è possibile in quanto il potere che cerchiamo di elaborare come nostro effetto permea le relazioni che intratteniamo, ovvero la rete di cui siamo nodi.

Ogni azione è etica, estetica e politica a causa della nostra posizione nel mondo: non esiste un vero e proprio soggetto, ma un sé che viene creato dagli effetti esterni, dal potere che agisce su di noi. Nella resistenza e nell’elaborazione degli effetti di potere, nell’esercizio ascetico possiamo riuscire ad afferrare il nostro diritto alla metamorfosi.