L’arte dell’esistenza II – L’atleta dell’evento: attenzione ed esercizio.

Torniamo alla filosofia ellenistica, la quale, a mio parere saggiamente, si sviluppò verso una tecnica dell’ essere e non del semplice conoscere il mondo. Ancora oggi, può trovare spazio nella nostra mente un tanto antica quanto importante idea, secondo la quale la filosofia è atto permanente di orientamento dell’ attenzione. Si intenda, con attenzione, l’atteggiamento psichico di chi è in stato vigile, rivolto verso quei principi che permettono di guardare al mondo con occhi diversi. L’importanza dell’attenzione risiede non tanto nel nucleo teorico osservato, quanto nel continuo rinnovo di essa, nel continuo esercizio a cui si dovrebbe sottoporre la nostra visione delle cose.

Ecco qui l’idea di filosofia come esercizio. Essa non consiste in impianti teorici, bensì in uno stile di vita, un atteggiamento, come insegna lo stesso Seneca: “facere docet philosophia, non dicere” (“la filosofia insegna ad agire, non a parlare”). Questa pratica sulla materia del Sé deve insistere e far sì che la lucidità diventi abitudine. Il pensiero deve diventare parola e la parola deve diventare azione; senza di questa, la filosofia non esiste.
Il filosofo deve insomma diventare un atleta dell’evento, come lo definì Foucault: il suo equipaggiamento (paraskeue) consiste in discorsi (logoi) che egli ha “conficcato” così profondamente in sé da portarli come un abito. Egli ha ottenuto questo risultato con l’esercizio di meditazione, scrittura. Egli ha immagazzinato persuasivi schemi d’azione che non si limitano a essere presenti nella mente; essi dovranno essere così spontanei da apparire come memorizzati dallo stesso corpo.

What I Talk About When I Talk About Running – L’arte di correre

_MG_8309L’arte di correre è il primo libro di Murakami che mi è capitato di leggere. Sebbene conoscessi già l’autore a causa di innumerevoli commenti – positivi e negativi – da parte di amici lettori, posso dire di aver cominciato il libro senza troppi pregiudizi.
Premettendo quindi la mia ignoranza nei confronti dell’autore e dei suoi altri famosi e famigerati scritti, vorrei solo concentrare l’attenzione su alcuni punti di questo libro, il quale genere si situa nell’indefinita zona delle “memorie”, sfiorando la biografia come pure la saggistica.
Un libro breve ma a mio avviso complicato da descrivere, a partire dal titolo che in italiano non rende come in inglese.  What I Talk About When I Talk About Running è una dicitura più adatta per uno scritto che si propone di mostrare una panoramica soggettiva su ciò che rappresenta per l’autore la corsa e allo stesso tempo la scrittura.

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