Una vita in superficie

Oh questi Greci! Loro sì sapevano vivere; per vivere occorre arrestarsi animosamente alla superficie, all’increspatura, alla scorza, adorare l’apparenza, credere a forme, suoni, parole, all’intero olimpo dell’apparenza! Questi Greci erano superficiali – per profondità!

Nietzsche, ‘la gaia scienza’

Il ‘vivere in superficie’ nietzschiano è una interessante prospettiva che è bene cogliere.  Se si fanno propri alcuni dei passi foucaultiani che ho precedentemente citato nei miei post, si comprende come se ne possa sviluppare un percorso unitario.
In breve, la nozione di soggetto cartesiana e sartriana è da rifiutare: dietro a ciò che noi chiamiamo Sé non esiste una centro unificatore sostanziale, evidente e indipendente, ma dobbiamo riferirci ad esso solamente come l’esperienza che noi abbiamo di noi stessi, come un prodotto dei giochi di potere. Le tecnologie del sé sono indirizzate a una modificazione del proprio stile in un gesto che allo stesso tempo è sia etico sia estetico.

L’idea nietzschiana sta alla base di questo pensiero. E’ noto che per il filosofo tedesco “l’essere manca”, ovvero non esiste né verità né essere. Che cosa resta all’oltreuomo? Egli deve essere in grado di camminare sulla superficie, cioè di godere della propria vita con la consapevolezza dell’inesistenza della sostanza. Non esiste la cosa in sé, il noumeno kantiano è eliminato, resta il fenomeno.
Ma cos’è il fenomeno se non apparenza, superficie estetica? L’ubermensch è colui che è in grado di librarsi sulla fragilità del fenomeno senza spezzarla, riuscendo a godere di essa.  E’ possibile fare ciò se si vive la propria vita come un’opera d’arte, un lavoro su di sé che, in quanto creazione, ha un valore assoluto.

“Che cos’è ora per me ‘apparenza’? In verità non l’opposto di una qualche sostanza; che cos’altro posso asserire di una qualche sostanza se non appunto i soli predicati della sua apparenza? In verità, non una maschera inanimata che si potrebbe applicare a una X sconosciuta e pur anche togliere! Apparenza è per me ciò stesso che realizza e vive, che va tanto lontano nella sua autodecisione da farmi sentire che qui tutto è apparenza e fuoco fatuo e danza di spiriti e niente di più…”
aforisma 54 de La gaia scienza

Per tornare a un’altra famosa citazione nietzschiana, si può dire che il vivere in superficie va accostato alla fedeltà alla terra. Restare con i piedi saldi al terreno significa non lasciarsi trascinare da ideali metafisici dei due mondi come quello platonico e cristiano, dicendo di sì alla vita. E’ accettazione dell’esistenza terrena per come ci appare, una profonda immersione nella superficiale vitalità dell’apparenza.

La vita in superficie è legata a un’altra famosa “dottrina” di Nietzsche, ovvero l’eterno ritorno dell’uguale. Contro una concezione lineare del mondo, il filosofo propone non una Verità, ma una prospettiva che vale la pena di vivere. Se, pensando allo scorrere del tempo come a una linea, il valore di ogni attimo viene distrutto da quello futuro, concependolo come un ciclo in cui il divenire continua a operare eternamente ogni istante guadagna un valore assoluto. Ogni momento, ogni azione che ci troviamo ad affrontare è il valore più grande se è affermazione di noi stessi, creazione, metamorfosi. Qui troviamo la congiunzione tra la leggerezza del passo di chi sa vivere in superficie e la levità di un (oltre)uomo che ha fatto dell’eterno ritorno la prospettiva che lo guida.

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8 thoughts on “Una vita in superficie

      • Sono stato volutamente vago e incomprensibile anche a me stesso. Ho realizzato soltanto che il bandolo della matassa ce lo abbiamo sotto gli occhi. In questi giorni mi hanno detto: “Tagliati i capelli”. Una cosa apparentemente banale e personale, ma che partendo da questo si giunge a problemi grandi e antichi. Il fatto sta che non giungiamo mai alla radice, per poter capire che condividiamo tutti lo stesso destino. “Conosci te stesso e conoscerai il cosmo e gli dei” dicevano.
        Ma dietro lo specchio cosa c’è?
        Hai presente cosa succede quando metti due specchi uno di fronte all’altro? Sembra che si apra uno squarcio.

    • Ti ringrazio dei complimenti! Nietzsche è molto importante per la mia formazione intellettuale. Ho con lui un rapporto molto particolare, di attrazione e repulsione, tuttavia non si può negare che è una vera miniera di pensiero!

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